lunedì 18 luglio 2016

" SECONDA PARTE "




Seconda parte

Questa   sul Referendum è la battaglia di tutte le battaglie, quella finale. Infatti, vedo nelle riforme imposte da Renzi a colpi di maggioranza, almeno due pericoli in particolare: il forte e prevedibile rischio della tenuta del sistema democratico e quello dello squilibrio istituzionale.
Sul primo rischio del sistema democratico ho cominciato a parlarne nell’articolo precedente ma siccome è un punto a cui tengo molto vorrei sottolineare altre questioni per poi terminare con l’altro aspetto. La riforma  “Renzi-Boschi” attacca frontalmente il principio della sovranità popolare, principio che tutela i nostri diritti sostanziali e il nostro benessere sociale. La democrazia significa anche pane per tutti perché quando il popolo sovrano controlla i governanti, episodi così disastrosi come la carestia non possono verificarsi. E’  del tutto evidente che quando sono in pochi a decidere, decideranno nell’interesse dei pochi, quando sono in molti a partecipare alla decisione, decideranno nell’interesse dei più. Per questo l’articolo 1 della Costituzione enuncia il principio fondamentale per il quale “la sovranità appartiene al popolo”.  
I numeri sono numeri e non chiacchiere da Bar dello sport, la legge elettorale garantisce che circa il 60 – 70 % degli eletti in Parlamento sia indicato direttamente dai segretari di partito ( con la norma dei capolista bloccati, e cioè dando la possibilità di predeterminare di fatto i parlamentari che saranno eletti). Anche i bambini delle elementari sanno che il 60% è la maggioranza assoluta di ogni singolo gruppo parlamentare, in questo modo, tre o quattro segretari di partito possono dirigere l’intero gruppo parlamentare. Costoro pertanto, ancor più in mancanza di una legge sulla democrazia interna dei partiti da sempre annunciata e mai attuata, potranno designare la maggioranza dei parlamentari e di fatto gestirli a loro piacimento con lo spauracchio, o minaccia se volete, di non ricandidarli la volta successiva. Con il premio di maggioranza proposto nella riforma, nemmeno è necessario il sostegno popolare più ampio per poter governare il Paese, così, in forza di quanto proposto è una minoranza della popolazione a determinare il destino di tutti. Ed è il Segretario del partito vincente (e solo lui) a determinare a sua volta la maggioranza assoluta dei rappresentanti del popolo. Per dirla con le stesse parole del giurista Stefano Rodotà, passeremo da “una democrazia  rappresentativa ad una investitura con logica ipermaggioritaria, seguita dal dominio del governo sul Parlamento”. “ Se una Camera fosse effettivamente rappresentativa e garantisse l’equilibrio, allora anche una riduzione del Senato ad una funzione simbolica o addirittura ad una sua cancellazione potrebbe non avere effetti dirompenti sul sistema” ma in  questo caso si va in senso diametralmente opposto. Per rafforzare la funzione di garanzie – prosegue il giurista –  occorre “ permettere al Senato di dare parere vincolante sul bilancio, sui conflitti d’interesse, sulla convalida delle elezioni, le commissioni d’inchiesta e le nomine” . Io mi sento di aggiungere che questa riforma  toglie sovranità al popolo che non potrà scegliere i futuri Senatori (eletti in modo indiretto dai Consigli Regionali e tra i rappresentanti dei Sindaci) che  saranno decisivi, anche per la futura ratifica dei trattati europei  ed avranno una pesante incidenza sull’elezione del Presidente della Repubblica. E’ una legge  che non prevede  “contrappesi e poteri di controllo” di una auspicabile Repubblica Presidenziale, che non stabilisce il principio di “equità generazionale”, non prevede delle norme “antiribaltone”, non riforma  la  Corte Costituzionale, non attua il federalismo fiscale e il potere di nomina e di revoca dei ministri da parte del Presidente del Consiglio.
Uno degli argomenti portati avanti  dai sostenitori della “Renzi- Boschi” è il risparmio dei costi della politica, ma non è proprio così. I risparmi sono minimali e si possono quantificare solo nell’abbattimento  del costo dei locali per le attività dei Senatori eletti, ben poca cosa di fronte all’enorme sperpero di denaro della politica. Perché non si è pensato di proporre un consistente taglio allo stipendio dei parlamentari e delle loro agevolazioni? Qualcuno ci deve spiegare perché a fronte di uno stipendio già cospicuo , i nostri parlamentari, debbano poi prendere anche un gettone di presenza molto remunerativo  per ogni commissione parlamentare a cui partecipano ( su base mensile si va da un minimo di 2500 € ad un massimo di 6.200 €) , per non parlare poi di una lunga serie di benefit e agevolazioni di cui godono questi Signori e le loro famiglie, solo perchè apparentati ad essi (spese per mantenimento ai figli nelle scuole private e prestigiose italiane e no, spese funerarie del parente anche meno prossimo ect.ect.). 
Renzi ha affermato che: “se vince il NO al Referendum, nel 2017 entreremo in recessione con il calo del 4% del PIL e perderemo 600.000 posti di lavoro” . Il Ministro Boschi ha affermato che se vince il NO si bloccherà il rinnovamento del Paese, si sono dimenticati di aggiungere: fame, vacche magre, invasioni di locuste, desertificazione e lo scudetto per altri 10 anni di fila  alla Juventus.
Cari Signori, a voi rispondo che: questa è una riforma mal scritta, brutta, che nasce da un Parlamento Illegittimo, come stabilito dalla Corte Costituzionale, figlia del terzo Presidente del Consiglio consecutivo non eletto dagli italiani ma nominato dal Presidente della Repubblica, il Senatore  a vita Giorgio Napolitano, ma  la Democrazia NON ha prezzo e non può subire ricatti ed è per questo che al Referendum io voterò NO!!!!
A.R.

 Fonti delle informazioni e nozioni di Diritto:
Antonio Baldassarre – Giurista, Presidente emerito della Corte costituzionale

Gustavo Zagrebelsky – Giurista, Giudice Istituzionale, ex Presidente della Corte costituzionale

Stefano Rodotà – Giurista , politico e accademico

Giorgio Lo Feudo – Avvocato, Giornalista

Caterina Minutolo – Professoressa di Diritto

Giuseppe Valditara – Giurista, Professore ordinario di Diritto privato romano

giovedì 14 luglio 2016

REFERENDUM ECCO PERCHE' VOTO NO



Referendum, ecco perché voterò no! (parte prima)

Giusto il tempo per i segretari  dei partiti politici di metabolizzare le recenti  elezioni amministrative con una provvidenziale vacanza estiva che, al rientro nelle città e nella ripresa dell’attività politica di fine agosto, gli italiani saranno impegnati nella decisione epocale di dare un significato all’imminente Referendum costituzionale di ottobre. La materia  è di quello tosta e i supporter  delle due fazioni , emuli delle italiche storie dei Montecchi e Capuleti, dei Guelfi e dei Ghibellini sono già scesi in campo con argomenti a favore del SI e del NO.  A dire il vero la propaganda, ma soprattutto la contropropaganda, è già cominciata da qualche mese, il tentativo è quello di creare confusione negli italiani tirando in ballo argomenti pretestuosi e insipienti che nulla hanno a che vedere con  la reale portata della nuova legge che andremo ad approvare o meno. Per quanto compete alle mie modeste capacità intellettive e appeal politico nella comunità senaghese, provo a cimentarmi nell’analisi del testo e nell’esprimere il mio parere finale con la speranza che tutto ciò che andrò a scrivere da qui in poi  possa essere di aiuto per  i nostri concittadini, almeno quelli che sanno leggere e scrivere.

La Riforma Costituzionale targata Firenze, del duo dei presunti rinnovatori Renzi-Boschi, viene presentata e  proposta dai promotori come la grande “svolta” capace di ridurre i costi  e i tempi di approvazione da parte del Parlamento delle nuove leggi e/o provvedimenti. Tuttavia, costoro, uniti ai sostenitori del SI, non entrano mai nel merito di tale legge ed evitano accuratamente di illustrarne la reale struttura normativa la quale, in moltissimi punti, penalizza fortemente i  cittadini e la democrazia.  Grazie alla lettura di numerosi articoli proposti dai affermati Giuristi, Costituzionalisti e Professori Universitari, anche se non senza difficoltà, mi hanno permesso di trovare gli strumenti e il metodo di analisi  del testo di riforma.

La chiave di lettura è di avvalersi  di due documenti fondamentali: la sentenza della Corte Costituzionale n°1/2014 e il testo della nuova legge elettorale denominata Italicum. Grazie a tali supporti si riesce a comprendere, da un lato la volontà politica di vanificare il  magnifico contenuto della predetta sentenza, dall’altro la portata dirompente per la democrazia e per i cittadini-elettori dell’interazione tra l’Italicum e la  Riforma. Ciò premesso, vengo a segnalare due gravi offese che quest’ultima  produce a discapito  della sentenza n°1/2014 con l’impegno di affrontare altri argomenti, sempre importanti, in un successivo articolo.

La sentenza sopra citata ha avuto l’importanza di sancire due principi fondamentali, il primo l’incostituzionalità del Porcellum i cui contenuti, purtroppo, risultano reiterati nell’Italicum: capilista bloccati, candidature multiple, inesistenza della soglia minima al ballottaggio ed altro.. sia (e di questo si legge davvero poco) dall’aver attribuito , a ogni cittadino, la possibilità di invocare in via incidentale, la Corte Costituzionale , affinché si esprima sull’eventuale illegittimità delle leggi elettorali. Sicuramente in pochi sanno che prima di tale sentenza il giudizio su tale tipologia di legge spettava  esclusivamente al Parlamento laddove l’art. 66 della Costituzione gli assegnava, e ancora oggi gli assegna, una sorte di “giurisdizione riservata” in materia di elezione di deputati e senatori. Il deliberato della Corte Costituzionale n° 1/2014  attenua tale riserva, ha stabilito infatti, che non esistono zone franche di insindacabilità costituzionale poiché tutte le leggi, comprese quelle elettorali devono poter subire il controllo di legittimità anche su iniziativa di un singolo cittadino. In parole povere e sottolineo l’importante elemento di democrazia, la sentenza n°1/2014  ha messo chiunque nelle condizioni di rilevare un elemento di illegittimità nelle leggi elettorali e chiedere ad un giudice di inoltrarlo o meno alla Corte Costituzionale.

Il Duo Renzi-Boschi, , ha pensato bene di osteggiare tale principio sancito, introducendo nella riforma una norma, scopiazzata dal sistema francese, in cui si enuncia la facoltà del Parlamento di richiedere alla Corte una sentenza  (non un parere ) di legittimità costituzionale della legge elettorale prima della sua promulgazione  . Sono evidenti gli  sgarbi istituzionali provocati da questa scelta innovativa e gli esperti della materia ne sottolineano alcuni, per difficoltà e  pesantezza degli argomenti  ne cito soltanto alcuni: 1) si mortifica il potere del capo dello Stato di rinviare alle Camere l’eventuale legge ritenuta scorretta, perché ciò sconfesserebbe il pronunciamento preventivo della Corte: sarebbe assai strano di  decidere di non  firmare una legge di fatto già approvata dalla Consulta; 2) si introduce uno strumento giurisdizionale , appunto la sentenza della Corte, in un percorso ancora tutto politico, quale è quello  di formazione parlamentare di una futura norma , realizzando così il caso unicum   in cui, un progetto di legge non ancora promulgato e quindi ancora “atto politico”, venga preventivamente sindacato con una sentenza, ossia con qualcosa che non appartiene all’almanacco del potere legislativo ma a quello giudiziario; 3) si snatura ogni portata di valenza sociale di  ogni norma di legge la quale, al pari delle parole che quotidianamente utilizziamo per comunicare, può essere considerato un organismo di natura vivente che assorbe e rilascia effetti, talvolta imprevedibili, solo a seguito della sua entrata in funzione. E’ chiaro a tutti che questo vale anche per le leggi elettorali le quali, una volta in vigore , possono registrare modifiche ed effetti pratici, deleteri, vedi “Porcellum” invisibili prima dell’approvazione. In parole povere cosa significa tutto questo? Semplicemente che ai cittadini, ai quali la sentenza n°1/2014 aveva confermato la possibilità di intervenire per segnalare le eventuali, ciò che ritiene storture della legge elettorale, non potrà più farlo perché il giudizio in anticipo, voluto dalla riforma Renzi-Boschi  elimina l’ipotesi di provocarne un altro in un momento successivo. E’ del tutto evidente, infatti, che la Consulta in presenza di un pronunciamento preventivo favorevole, difficilmente smentirà se stessa emettendo un altro di segno diametralmente opposto. 

Ma non è tutto, si è detto all’inizio che le offese dalla predetta sentenza sono almeno due. la prima è stata già enunciato, la   seconda invece  attiene all’inosservanza da parte della nuova legge di riforma, della conclamata incostituzionalità dell’elezione indiretta  dei rappresentanti del popolo. La n°1/2014 lo ribadisce con argomenti forti e con dovizia di particolari, nel momento in cui precisa: “che il suffragio per l’elezione dei deputati e dei senatori è diretto (art. 56 e 58) che il voto è personale e libero (art. 48) che si riconosce al popolo il diritto alla scelta del corpo legislativo. Tutto questo , purtroppo, almeno per quanto riguarda l’elezione del “nuovo Senato”, viene spazzato via in un solo secondo difatti, i nuovi senatori, si auto- sceglieranno fra coloro che in quel momento occuperanno gli scranni di consiglieri regionali o Sindaco.  Tutto ciò avverrà senza voto di preferenza ma attraverso il solito insopportabile e consolidato malcostume sistema delle liste bloccate il quale, ovviamente, non ha nulla a che vedere con la tanto acclamata “… conformità alle scelte espresse dagli elettori…” 

E infine, visto che noi cittadini-elettori non avremo nessuna voce in capitolo, chiediamoci: con quali criteri selettivi verranno messi in lista-bloccata i fortunati neosenatori? Personalmente non vorrei ritrovarmi  qualche personaggio attenzionato dalla magistratura il quale, senza rappresentare la nazione e forte di una proclamazione da parte dei governatori delle Regioni, potrà godere di una comodissima , provvidenziale e vergognosa immunità parlamentare.

 

Fine prima parte.

 

 



 

venerdì 1 luglio 2016

LA RISPOSTA DEI " POTERI FORTI "





OSSERVAZIONI ALLA SENTENZA DEL TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE

 

Ho preso atto  della sentenza del Tribunale Superiore delle Acque n.193/2016.

Al riguardo dopo averla riletta non ho potuto che concludere che i poteri forti sono determinanti.

Le sentenze si accettano e si rispettano, ma nella fattispecie non può esserci rispetto, anzi  va certamente criticata , vista la maniera e la sostanza delle argomentazioni addotte dal Collegio Giudicante per motivare una sentenza  che ritengo sia stata definita e poi giustificata.

In ordine al punto 11 della sentenza, ed a seguire il punto 12,  si dichiara, con una pregevole esibizione di trapezista, che la VIA

“… implica una complessa approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità socio-economica ….”. In effetti è un giro di parole per dire che siccome le vasche di Senago interessano Milano, anche se ormai è acclarato che non risolvono il problema esondazione, non interessa a nessuno la salute del cittadini di Senago, Bollate e a seguire Novate e Baranzate, perché anche per questi il rischio inquinamento  è più di un rischio. Viene poi anche scritto che la VIA “… è espressione di una ampia discrezionalità amministrativa, che si esprime attraverso un complesso giudizio amministrativo di bilanciamento della molteplicità di interessi…..”

Evviva! Siamo arrivati: la salute dei cittadini di Senago e dei sopracitati comuni, che non dovrebbe avere prezzo, la barattiamo con interessi di altri1. BRAVI!

Conclusione: “la VIA non è affetta da vizi tali da rilevarne la palese illogicità o irragionevolezza”.

Quindi con le sole considerazioni del Collegio Giudicante si esprime una sentenza. E’ ridicolo ed un giurista dovrebbe esprimersi con elementi concreti lasciando a casa le proprie considerazioni.

Al punto 13 salta fuori la discrezionalità del procedimento in esame nella scelta delle alternative. E il territorio?  Ma il dolce è dato dal 2° capoverso del punto di che trattasi, allorchè viene coinvolto il Comune  che “in conferenza dei Servizi, ha espresso una proposta alternativa che, in ogni caso, prevede la realizzazione di una vasca di laminazione, seppure di dimensioni ridotte di un quarto rispetto al volume della VIA”. L’Amministrazione comunale con uno spirito di sussidiarietà penso che abbia voluto dimostrare la volontà di contribuire alla soluzione del problema di Milano, peccato che è stata interpretata

come una accettazione  delle vasche. A questi personaggi (AIPO e C.) non bisogna lasciare spazio alcuno, come ho sempre sostenuto.

All’ultimo capoverso del medesimo punto 13  viene  scritto “….. le analisi condotte dimostrano la non pericolosità dei sedimenti …..”. Credo che ci voglia una bella faccia tosta. Se le acque del Seveso  non producessero sedimenti pericolosi perché non si inviano le stesse al Ticino risparmiando oltre 125 mln di Euro ? Perché si parla di “specifiche prescrizioni “ o una “specifica caratterizzazione qualitativa a seguito degli eventi di piena”? Il discorso al riguardo è il nulla nel nulla.

Al punto 14 - Viene inopinatamente affermato  che “ nella relazione istruttoria gli aspetti paesaggistici e naturalistici siano stati adeguatamente valutati”e poi si definisce il sito privo di alcun interesse flora-faunistico. Ma allora perché è nel parco delle Groane? 

Al punto 16 – Con una superficialità mastodontica si relega l’argomento acque  ad un qualcosa di insignificante. E’ evidente che il Collegio non ha voluto capire il problema ed ha preferito glissare, o meglio ha preferito non affrontare il problema per continuare a giustificare il non accoglimento delle istanze del Comune. E’ semplicemente vergognoso.

Il punto 17 –  Attiene alle linee guida per la componente salute pubblica degli Sia e quelle per l’autorizzazione delle emissioni gassose delle attività ad impatto odorigeno (DGR n. 1266/14 e DGR 3018/12 ) , il Collegio Giudicante rinvia la valutazione alla commissione tecnica regionale, che con le prescrizioni avrebbe risolto il problema. Premesso che alle prescrizioni non è stato ottemperato, non è certo che la valutazione della commissione  sia la realtà della situazione a vasche realizzate. Tanto a loro importa poco se i Senaghesi avranno problemi di salute o condizioni di vita degradate.

Punto19 – Tratta il piano di utilizzo del materiale scavato. Nella dichiarazione di infondatezza il Collegio  fa un triplo salto mortale: “il decreto si applica solo alle terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a VIA..”  ed aggiunge che l’opera in esame non è soggetta a VIA. Ma se non era necessaria, cosa che non è, perché è stata fatta? E’ veramente ridicolo. Come è ridicolo, ma c’è da piangere, la distinzione dello scavo per una cava da quello per le vasche che sono 17 ettari di scavo ( 1.400.000 mc di materiale)!

A questo punto  ritengo che come Gruppo di Lavoro, se condiviso,  vengano poste in essere tutte le azioni possibili per contrastare la realizzazione in contesto, sperando che vi sia  qualche Istituzione in grado di valutare e deliberare serenamente al di sopra delle parti , nel rispetto dei cittadini e della loro salute, non ultimo l’avvio dell’azione presso la Corte Europea.

Penso anche che dovremo attrezzarci per mitigare gli effetti derivanti dalla costruzione delle vasche, e ove possibile per ritardarne la realizzazione, anche in maniera che si possa verificare se il piano verrà realizzato  integralmente. Confido intanto anche nell’azione attivata con l’ANAC. Non si sa mai:

 COMITATO NO VASCHE E TUTELA DEL TERRITORIO