OSSERVAZIONI ALLA
SENTENZA DEL TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE
Ho preso atto della
sentenza del Tribunale Superiore delle Acque n.193/2016.
Al riguardo dopo averla riletta non ho potuto che concludere
che i poteri forti sono determinanti.
Le sentenze si accettano e si rispettano, ma nella
fattispecie non può esserci rispetto, anzi
va certamente criticata , vista la maniera e la sostanza delle
argomentazioni addotte dal Collegio Giudicante per motivare una sentenza che ritengo sia stata definita e poi giustificata.
In ordine al punto 11 della sentenza, ed a seguire il punto
12, si dichiara, con una pregevole
esibizione di trapezista, che la
VIA
“… implica una complessa approfondita analisi comparativa
tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità
socio-economica ….”. In effetti è un giro di parole per dire che siccome le
vasche di Senago interessano Milano, anche se ormai è acclarato che non
risolvono il problema esondazione, non interessa a nessuno la salute del
cittadini di Senago, Bollate e a seguire Novate e Baranzate, perché anche per
questi il rischio inquinamento è più di
un rischio. Viene poi anche scritto che la VIA “… è espressione di una ampia discrezionalità
amministrativa, che si esprime attraverso un complesso giudizio amministrativo
di bilanciamento della molteplicità di interessi…..”
Evviva! Siamo arrivati: la salute dei cittadini di Senago e
dei sopracitati comuni, che non dovrebbe avere prezzo, la barattiamo con
interessi di altri1. BRAVI!
Conclusione: “la
VIA non è affetta da vizi tali da rilevarne la palese
illogicità o irragionevolezza”.
Quindi con le sole considerazioni
del Collegio Giudicante si esprime una sentenza.
E’ ridicolo ed un giurista dovrebbe esprimersi con elementi concreti lasciando
a casa le proprie considerazioni.
Al punto 13 salta fuori la discrezionalità del procedimento
in esame nella scelta delle alternative. E il territorio? Ma il dolce è dato dal 2° capoverso del punto
di che trattasi, allorchè viene coinvolto il Comune che “in conferenza dei Servizi, ha espresso
una proposta alternativa che, in ogni caso, prevede la realizzazione di una
vasca di laminazione, seppure di dimensioni ridotte di un quarto rispetto al
volume della VIA”. L’Amministrazione comunale con uno spirito di sussidiarietà
penso che abbia voluto dimostrare la volontà di contribuire alla soluzione del
problema di Milano, peccato che è stata interpretata
come una accettazione
delle vasche. A questi personaggi (AIPO e C.) non bisogna lasciare
spazio alcuno, come ho sempre sostenuto.
All’ultimo capoverso del medesimo punto 13 viene
scritto “….. le analisi condotte dimostrano la non pericolosità dei
sedimenti …..”. Credo che ci voglia una bella faccia tosta.
Se le acque del Seveso non producessero
sedimenti pericolosi perché non si inviano le stesse al Ticino risparmiando
oltre 125 mln di Euro ? Perché si parla di “specifiche prescrizioni “ o una
“specifica caratterizzazione qualitativa a seguito degli eventi di piena”? Il
discorso al riguardo è il nulla nel nulla.
Al punto 14 - Viene inopinatamente affermato che “ nella relazione istruttoria gli aspetti
paesaggistici e naturalistici siano stati adeguatamente valutati”e poi si
definisce il sito privo di alcun interesse flora-faunistico. Ma allora perché è
nel parco delle Groane?
Al punto 16 – Con una superficialità mastodontica si relega
l’argomento acque ad un qualcosa di insignificante. E’ evidente
che il Collegio non ha voluto capire il problema ed ha preferito glissare, o
meglio ha preferito non affrontare il problema per continuare a giustificare il
non accoglimento delle istanze del Comune. E’ semplicemente vergognoso.
Il punto 17 – Attiene
alle linee guida per la componente salute pubblica degli Sia e quelle per
l’autorizzazione delle emissioni gassose delle attività ad impatto odorigeno
(DGR n. 1266/14 e DGR 3018/12 ) , il Collegio Giudicante rinvia la valutazione
alla commissione tecnica regionale, che con le prescrizioni avrebbe risolto il
problema. Premesso che alle
prescrizioni non è stato ottemperato, non è certo che la valutazione della
commissione sia la realtà della
situazione a vasche realizzate. Tanto a loro importa poco se i Senaghesi
avranno problemi di salute o condizioni di vita degradate.
Punto19 – Tratta il piano di utilizzo del materiale scavato.
Nella dichiarazione di infondatezza il Collegio
fa un triplo salto mortale: “il decreto si applica solo alle terre e
rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a VIA..” ed aggiunge che l’opera in esame non è
soggetta a VIA. Ma se non era necessaria, cosa che non è, perché è stata fatta?
E’ veramente ridicolo. Come è ridicolo, ma c’è da piangere, la distinzione
dello scavo per una cava da quello per le vasche che sono 17 ettari di scavo (
1.400.000 mc di materiale)!
A questo punto
ritengo che come Gruppo di Lavoro, se condiviso, vengano poste in essere tutte le azioni
possibili per contrastare la realizzazione in contesto, sperando che vi
sia qualche Istituzione in grado di
valutare e deliberare serenamente al di sopra delle parti , nel rispetto dei
cittadini e della loro salute, non ultimo l’avvio dell’azione presso la Corte
Europea.
Penso anche che dovremo attrezzarci per mitigare gli effetti
derivanti dalla costruzione delle vasche, e ove possibile per ritardarne la
realizzazione, anche in maniera che si possa verificare se il piano verrà
realizzato integralmente. Confido
intanto anche nell’azione attivata con l’ANAC. Non si sa mai:

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