venerdì 1 luglio 2016

LA RISPOSTA DEI " POTERI FORTI "





OSSERVAZIONI ALLA SENTENZA DEL TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE

 

Ho preso atto  della sentenza del Tribunale Superiore delle Acque n.193/2016.

Al riguardo dopo averla riletta non ho potuto che concludere che i poteri forti sono determinanti.

Le sentenze si accettano e si rispettano, ma nella fattispecie non può esserci rispetto, anzi  va certamente criticata , vista la maniera e la sostanza delle argomentazioni addotte dal Collegio Giudicante per motivare una sentenza  che ritengo sia stata definita e poi giustificata.

In ordine al punto 11 della sentenza, ed a seguire il punto 12,  si dichiara, con una pregevole esibizione di trapezista, che la VIA

“… implica una complessa approfondita analisi comparativa tesa a valutare il sacrificio ambientale imposto rispetto all’utilità socio-economica ….”. In effetti è un giro di parole per dire che siccome le vasche di Senago interessano Milano, anche se ormai è acclarato che non risolvono il problema esondazione, non interessa a nessuno la salute del cittadini di Senago, Bollate e a seguire Novate e Baranzate, perché anche per questi il rischio inquinamento  è più di un rischio. Viene poi anche scritto che la VIA “… è espressione di una ampia discrezionalità amministrativa, che si esprime attraverso un complesso giudizio amministrativo di bilanciamento della molteplicità di interessi…..”

Evviva! Siamo arrivati: la salute dei cittadini di Senago e dei sopracitati comuni, che non dovrebbe avere prezzo, la barattiamo con interessi di altri1. BRAVI!

Conclusione: “la VIA non è affetta da vizi tali da rilevarne la palese illogicità o irragionevolezza”.

Quindi con le sole considerazioni del Collegio Giudicante si esprime una sentenza. E’ ridicolo ed un giurista dovrebbe esprimersi con elementi concreti lasciando a casa le proprie considerazioni.

Al punto 13 salta fuori la discrezionalità del procedimento in esame nella scelta delle alternative. E il territorio?  Ma il dolce è dato dal 2° capoverso del punto di che trattasi, allorchè viene coinvolto il Comune  che “in conferenza dei Servizi, ha espresso una proposta alternativa che, in ogni caso, prevede la realizzazione di una vasca di laminazione, seppure di dimensioni ridotte di un quarto rispetto al volume della VIA”. L’Amministrazione comunale con uno spirito di sussidiarietà penso che abbia voluto dimostrare la volontà di contribuire alla soluzione del problema di Milano, peccato che è stata interpretata

come una accettazione  delle vasche. A questi personaggi (AIPO e C.) non bisogna lasciare spazio alcuno, come ho sempre sostenuto.

All’ultimo capoverso del medesimo punto 13  viene  scritto “….. le analisi condotte dimostrano la non pericolosità dei sedimenti …..”. Credo che ci voglia una bella faccia tosta. Se le acque del Seveso  non producessero sedimenti pericolosi perché non si inviano le stesse al Ticino risparmiando oltre 125 mln di Euro ? Perché si parla di “specifiche prescrizioni “ o una “specifica caratterizzazione qualitativa a seguito degli eventi di piena”? Il discorso al riguardo è il nulla nel nulla.

Al punto 14 - Viene inopinatamente affermato  che “ nella relazione istruttoria gli aspetti paesaggistici e naturalistici siano stati adeguatamente valutati”e poi si definisce il sito privo di alcun interesse flora-faunistico. Ma allora perché è nel parco delle Groane? 

Al punto 16 – Con una superficialità mastodontica si relega l’argomento acque  ad un qualcosa di insignificante. E’ evidente che il Collegio non ha voluto capire il problema ed ha preferito glissare, o meglio ha preferito non affrontare il problema per continuare a giustificare il non accoglimento delle istanze del Comune. E’ semplicemente vergognoso.

Il punto 17 –  Attiene alle linee guida per la componente salute pubblica degli Sia e quelle per l’autorizzazione delle emissioni gassose delle attività ad impatto odorigeno (DGR n. 1266/14 e DGR 3018/12 ) , il Collegio Giudicante rinvia la valutazione alla commissione tecnica regionale, che con le prescrizioni avrebbe risolto il problema. Premesso che alle prescrizioni non è stato ottemperato, non è certo che la valutazione della commissione  sia la realtà della situazione a vasche realizzate. Tanto a loro importa poco se i Senaghesi avranno problemi di salute o condizioni di vita degradate.

Punto19 – Tratta il piano di utilizzo del materiale scavato. Nella dichiarazione di infondatezza il Collegio  fa un triplo salto mortale: “il decreto si applica solo alle terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a VIA..”  ed aggiunge che l’opera in esame non è soggetta a VIA. Ma se non era necessaria, cosa che non è, perché è stata fatta? E’ veramente ridicolo. Come è ridicolo, ma c’è da piangere, la distinzione dello scavo per una cava da quello per le vasche che sono 17 ettari di scavo ( 1.400.000 mc di materiale)!

A questo punto  ritengo che come Gruppo di Lavoro, se condiviso,  vengano poste in essere tutte le azioni possibili per contrastare la realizzazione in contesto, sperando che vi sia  qualche Istituzione in grado di valutare e deliberare serenamente al di sopra delle parti , nel rispetto dei cittadini e della loro salute, non ultimo l’avvio dell’azione presso la Corte Europea.

Penso anche che dovremo attrezzarci per mitigare gli effetti derivanti dalla costruzione delle vasche, e ove possibile per ritardarne la realizzazione, anche in maniera che si possa verificare se il piano verrà realizzato  integralmente. Confido intanto anche nell’azione attivata con l’ANAC. Non si sa mai:

 COMITATO NO VASCHE E TUTELA DEL TERRITORIO

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