Seconda parte
Questa sul Referendum è la battaglia di
tutte le battaglie, quella finale. Infatti, vedo nelle riforme imposte da Renzi
a colpi di maggioranza, almeno due pericoli in particolare: il forte e
prevedibile rischio della tenuta del sistema
democratico e quello dello squilibrio
istituzionale.
Sul primo rischio del sistema
democratico ho cominciato a parlarne nell’articolo precedente ma siccome è un
punto a cui tengo molto vorrei sottolineare altre questioni per poi terminare
con l’altro aspetto. La riforma “Renzi-Boschi” attacca frontalmente il principio della sovranità popolare, principio che tutela i nostri diritti sostanziali e il nostro
benessere sociale. La democrazia significa anche pane per tutti perché quando
il popolo sovrano controlla i governanti, episodi così disastrosi come la
carestia non possono verificarsi. E’ del
tutto evidente che quando sono in pochi a decidere, decideranno nell’interesse
dei pochi, quando sono in molti a partecipare alla decisione, decideranno
nell’interesse dei più. Per questo l’articolo
1 della Costituzione enuncia il principio
fondamentale per il quale “la sovranità appartiene al popolo”.
I numeri sono numeri e non
chiacchiere da Bar dello sport, la
legge elettorale garantisce che circa il 60 – 70 % degli eletti in Parlamento
sia indicato direttamente dai segretari di partito ( con la norma dei capolista
bloccati, e cioè dando la possibilità di predeterminare di fatto i parlamentari
che saranno eletti). Anche i bambini delle elementari sanno che il 60% è la
maggioranza assoluta di ogni singolo gruppo parlamentare, in questo modo, tre o
quattro segretari di partito possono dirigere l’intero gruppo parlamentare.
Costoro pertanto, ancor più in mancanza di una legge sulla democrazia interna
dei partiti da sempre annunciata e mai attuata, potranno designare la
maggioranza dei parlamentari e di fatto gestirli a loro piacimento con lo
spauracchio, o minaccia se volete, di non ricandidarli la volta successiva. Con
il premio di maggioranza proposto nella riforma, nemmeno è necessario il
sostegno popolare più ampio per poter governare il Paese, così, in forza di
quanto proposto è una minoranza della popolazione a determinare il destino di
tutti. Ed è il Segretario del partito vincente (e solo lui) a determinare a sua
volta la maggioranza assoluta dei rappresentanti del popolo. Per dirla con le
stesse parole del giurista Stefano Rodotà, passeremo da “una democrazia rappresentativa
ad una investitura con logica ipermaggioritaria, seguita dal dominio del
governo sul Parlamento”. “ Se una
Camera fosse effettivamente rappresentativa e garantisse l’equilibrio, allora
anche una riduzione del Senato ad una funzione simbolica o addirittura ad una
sua cancellazione potrebbe non avere effetti dirompenti sul sistema” ma
in questo caso si va in senso
diametralmente opposto. Per rafforzare la funzione di garanzie – prosegue il
giurista – occorre “ permettere al Senato di dare parere vincolante sul bilancio, sui
conflitti d’interesse, sulla convalida delle elezioni, le commissioni
d’inchiesta e le nomine” . Io mi sento di aggiungere che questa riforma toglie sovranità al popolo che non potrà
scegliere i futuri Senatori (eletti in modo indiretto dai Consigli Regionali e
tra i rappresentanti dei Sindaci) che
saranno decisivi, anche per la futura ratifica dei trattati europei ed avranno una pesante incidenza
sull’elezione del Presidente della Repubblica. E’ una legge che non prevede “contrappesi e poteri di controllo” di una
auspicabile Repubblica Presidenziale, che non stabilisce il principio di
“equità generazionale”, non prevede delle norme “antiribaltone”, non
riforma la Corte Costituzionale, non attua il
federalismo fiscale e il potere di nomina e di revoca dei ministri da parte del
Presidente del Consiglio.
Uno degli argomenti portati
avanti dai sostenitori della “Renzi-
Boschi” è il risparmio dei costi della politica, ma non è proprio così. I
risparmi sono minimali e si possono quantificare solo nell’abbattimento del costo dei locali per le attività dei
Senatori eletti, ben poca cosa di fronte all’enorme sperpero di denaro della
politica. Perché non si è pensato di proporre un consistente taglio allo
stipendio dei parlamentari e delle loro agevolazioni? Qualcuno ci deve spiegare
perché a fronte di uno stipendio già cospicuo , i nostri parlamentari, debbano
poi prendere anche un gettone di presenza molto remunerativo per ogni commissione parlamentare a cui
partecipano ( su base mensile si va da un minimo di 2500 € ad un massimo di
6.200 €) , per non parlare poi di una lunga serie di benefit e agevolazioni di
cui godono questi Signori e le loro famiglie, solo perchè apparentati ad essi
(spese per mantenimento ai figli nelle scuole private e prestigiose italiane e
no, spese funerarie del parente anche meno prossimo ect.ect.).
Renzi ha affermato che: “se vince
il NO al Referendum, nel 2017
entreremo in recessione con il calo del 4% del PIL e perderemo 600.000 posti di
lavoro” . Il Ministro Boschi ha affermato che se vince il NO si bloccherà il rinnovamento del Paese, si sono dimenticati di
aggiungere: fame, vacche magre, invasioni di locuste, desertificazione e lo
scudetto per altri 10 anni di fila alla
Juventus.
Cari Signori, a voi rispondo che: questa è una
riforma mal scritta, brutta, che nasce da un Parlamento
Illegittimo, come stabilito dalla Corte Costituzionale, figlia del terzo
Presidente del Consiglio consecutivo non eletto dagli italiani ma nominato dal
Presidente della Repubblica, il Senatore
a vita Giorgio Napolitano, ma la Democrazia NON ha prezzo e non può subire
ricatti ed è per questo che al Referendum io voterò NO!!!!
A.R.
Antonio Baldassarre – Giurista, Presidente emerito della Corte
costituzionale
Gustavo Zagrebelsky – Giurista, Giudice Istituzionale, ex Presidente della
Corte costituzionale
Stefano Rodotà – Giurista , politico e accademico
Giorgio Lo Feudo – Avvocato, Giornalista
Caterina Minutolo – Professoressa di Diritto
Giuseppe Valditara – Giurista, Professore ordinario di Diritto privato
romano

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